Erba medica, sostenibilità a 360°

In occasione della Giornata Mondiale della Terra 2021

Le nostre azioni quotidiane e il modo in cui raggiungiamo i nostri obiettivi ci definiscono.

Come attori principali della filiera agroalimentare, le sfide che abbiamo davanti sono enormi ed indifferibili: tra queste, una è la sfida ambientale e un’altra la sfida della sicurezza alimentare.  Queste sfide richiedono che, come azienda e come singoli individui, facciamo la nostra parte con competenza, responsabilità e lungimiranza, forti dell’esperienza acquisita negli anni e sempre guidati dalla nostra grande ispiratrice, Madre Natura.

Infatti, la Natura ci invia segnali sempre più chiari sul suo stato: temperature più alte delle medie stagionali, nubifragi e allagamenti o al contrario, siccità prolungata o ad esempio le invasioni di locuste che l’anno scorso hanno investito anche il nostro paese. Sono gli effetti del surriscaldamento globale, che dipendono, in larga misura, dalle attività umane.

Stando ai monitoraggi ambientali pubblicati sulla piattaforma americana Climate Watch del World Resources Institute di Washington dic. 2020, a livello globale il settore agricolo è responsabile del circa il 18% delle emissioni in atmosfera. Anche se il valore è di gran lunga minore rispetto a quello dell’energia, come l’industria metallurgica, i trasporti etc, l’agricoltura deve dare il suo contributo all‘attenuazione e al rallentamento del cambiamento climatico.

Da questo punto di vista la nostra attività può considerarsi agevolata, perché tratta una materia prima prodigiosa che possiede naturalmente dei plus di compatibilità ambientale.

Anche sotto l’aspetto dell’impatto del ciclo produttivo abbiamo voluto “vederci chiaro” attraverso la partecipazione ad un progetto di ricerca, Medi-C-A-Rbonio, focalizzato sulla contabilizzazione delle emissioni e sequestri del carbonio nel processo produttivo del foraggio da prato di erba medica, per valutarne il contributo alla mitigazione dei cambiamenti climatici. È un progetto realizzato nell’ambito del Programma di sviluppo rurale 2014-2020 della Regione Emilia Romagna che vede coinvolta l’Associazione Italiana Foraggi Essiccati e il Centro Ricerche Produzioni Animali di Reggio Emilia. Il progetto è stato appena intrapreso e si concluderà nel 2023 ma ricerche francesi simili riportano dati positivi: 1 Ha di terreno coltivato ad erba medica sequestra 4 ton di carbonio all’ anno.

La nostra seconda grande sfida è la sicurezza alimentare, l’Unione Europea è attualmente in uno stato di soia-dipendenza di fronte al Sud America. Il consumo di soia in Europa è passato da 2,42 milioni di tonnellate nel 1960 a circa 36 milioni di tonnellate ad oggi. L’Italia ne importa circa 385 mila all’anno.
Come l’erba medica, la soia rappresenta la componente proteica nei mangimi, fondamentale per un rapido accrescimento degli animali da allevamento. Bovini, suini, polli, pesci vengono allevati consumando tonnellate di mangimi a base di soia. E le coltivazioni di soia consumano, o forse è meglio dire “divorano”, a loro volta, foreste, colline, biodiversità.

In Amazzonia, aziende di migliaia di ettari vengono gestite da 2-3 persone, le lavorazioni del terreno e la semina sono totalmente meccanizzate, i diserbanti vengono irrorati con gli aerei, potenti mietitrebbiatrici effettuano la raccolta. Poi la soia viene caricata in camion che percorrono centinaia di chilometri prima di arrivare ai terminal portuali per essere imbarcati a bordo di navi portacontainer e attraversare l’oceano per poi essere scaricati per l’ultima tratta, di nuovo su ruote, per altre centinaia di chilometri prima di arrivare negli stabilimenti di lavorazione.

L’impiego della soia nella zootecnia, a livello mondiale, comporta enormi quantità di chimica nel terreno, consumi di carburanti, emissioni inquinanti e distruzione di preziose foreste.

La questione merita più di una riflessione, tra cui anche il controverso aspetto della manipolazione genetica, che di norma caratterizza queste coltivazioni. Dall’altro lato invece, abbiamo la possibilità di usare l’erba medica con le sue proteine molto più salutari, per alimentare gli animali al posto della soia.

Quello attuale, sembra essere un momento propizio per la nostra classe politica per riesaminare la questione, considerati gli obiettivi del Green Deal europeo e il rinnovo della Politica Agricola Comunitaria.
Speriamo vivamente che la produzione di proteine verdi come quelle dell’erba medica, possa essere sostenuta dall’Unione Europea, per il futuro del mondo.


Fare parte di una filiera essenziale è il nostro orgoglio, abbiamo una grande opportunità e responsabilità e un altrettanto importante obiettivo: consegnare alle generazioni che verranno un futuro incoraggiante.

L’obiettivo è grandioso e noi continueremo a mettere in campo impegno, energia e seme di erba medica, per esserne all’altezza.